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Dic
17

Recensione di Fabrizio Ciccarelli da www.4arts.it

Broadway, jazz e cinema: Francesca Biagi e i "suoi" anni '30

Francesca Biagi

Il vocalism jazz femminile nasce, in ambito primonovecentesco, come variante espressiva dei "canti di donna" neri, ma anche come evocazione blue d'una musica leggera che andava lentamente formandosi in nuova cultura: sembra dunque coerente che Francesca Biagi ne ripercorra le origini facendo eco alle inflessioni di Peggy Lee (Norma Deloris Egstrom), di Billie Holiday, Mildred Bailey, Fanny Brice, Lena Horne e tante altre, le quali soprattutto in ballads espressero timbri poetici in voce "smooky", fumosa, con un nuovo senso del tempo per giochi di accenti spostati e sottintesi.

Passato quell'inizio furono Big Bands, ad esempio quella di Benny Goodman, che spinsero in swing le intuizioni di Art Tatum e Fats Waller, portando l'originale profondo senso del blues in vibranti decorativi molto chiari ed equilibrati. Ed è da qui, forse, che parte la Biagi, volando al di sopra di ritmi sovrapposti e oscillando tra fraseggi rapidi, preparkeriani, e note più lunghe, producendo fasi di tensione e distensione che animano coloriture brillanti giocate con abilità su improvvisi contrasti dinamici, come Jimmy Lunceford, Coleman Hawkins o Lester Young al tempo che fu. Positività non dimenticata in questo album è il brioso contraltare che creò Al Jolson con la sua ironia (ne "Il cantante di jazz" del 1929 il bianco che si finge nero per velare la "lirica americana" di Mississippi e d'Alabama, creando un sound gradito ai bianchi, ma quanto mai "negro").

"Frances'Follies" rimanda inevitabilmente a "Ziegfeld Follies", una serie di spettacoli prodotti tra il 1907 ed il 1931 a Broadway sulla scia delle "Folies Bergère" parigine tanto amate negli USA, che comprendevano numeri musicali, Burlesques e sketch comici: "vaudeville" istrionici e verve da primi posti in platea per ammirare sia le "fishnet" con tacchi delle girls sia le beffe ai danni del borghesotto malaccorto e fanfarone, pinguino in smoking finto "Rodolfo Valentino", cialtrone e tipicamente sudista. Nel 1938 William Powell interpretò magistralmente la psicologia chiaroscurale dell'impresario Florenz Ziegfiels ne "Il paradiso delle fanciulle"; nel 1941 uscì "Le fanciulle delle follie" con Judy Garland e Lana Turner, nel 1945 il "cult"con Fred Astaire, Lena Horne, Judy Garland, Gene Kelly, Fannie Bryce, Red Skelton , Esther Williams e Lucille Ball: successi mediatici per la realizzazione d'un sogno tutto americano. Quello che Francesca Biagi disillude e trasforma in covers fantasiose e divertite.
Indubbiamente il repertorio scelto è eccellente, e potrà incuriosire più d'un appassionato sì del genere canoro ma anche di quel cinema americano lieve, elegante, raffinato, forse un po' distratto circa le questioni sociali e tendenzialmente egocentrico, ma tanto di buon gusto e, tutto sommato, meno "scaccia pensieri" di quanto comunemente non si dica. Insomma, quel cinema e quella musica erano non solo premesse per l'impegno degli anni Sessanta, ma anche fermento eterodosso per un divertimento sempre meno fine a se stesso, per la dimensione globale che avrebbe assunto l'intuizione irregolare di quel modo di cantare e, soprattutto, di interpretare.

Certo, si comprende facilmente come il clima newyorkese di George Gershwin abbia fatto da "spirito guida" a quelle pellicole e a quel volto inquieto assunto da Basie ed Ellington poi passato ai vigori di bands smaliziate e commercialmente astute. In ogni caso ciò nulla toglie al giusto ricordo che "Frances' Follies" rende di quell'era straordinaria non del tutto "yankee" e, a ben vedere, piuttosto europea tra gli anni 20 e 30 (Woody Allen docet), come sottolineato dall'attento quartetto, guest un "amico del jazz" come Lino Patruno.
"Three Little Words" e "TopHat White Tie and Tails" (due film di gran successo con Fred Astaire), "Some Like it Hot" (la Marilyn Monroe diretta da Billy Wilder), "I May Be Wrong" (la Doris Day di Michael Curtiz), "I'd Rather Be Blues Over You" (la "Funny Girl" Barbra Streisand di William Wyler), "Let's Make Love" (George Cuckor per una magnifica Marilyn), "Get Happy" (Judy Garland in "Summer Stock" di Charles Walters), "Nevertheless" (Astaire e Vera Ellen in "Three Little Words" di Richard Thorpe), "My Heart Belongs to Daddy" (splendido Cole Porte per Marilyn in "Let's Make Love" di George Cuckor), "By Myself" (Astaire in "The Band Wagon" di Vincente Minnelli), "Shaking the Blues Away" (Doris Day in "Love me Or Leave Me" di Charles Vidor). Brani che hanno fatto la storia delle "Notes" e che continuano ad essere punti fermi del repertorio.
Questa l'ampia onda stilistica nella "Dancing Fantasy" della Biagi, attrice, ballerina e vocalist, una piacevole atmosfera in intimo relax, una passione sorridente tutta teatrale da condividere magari 'Round Midnight, "a mezzanotte circa"…

Francesca Biagi
Frances' Follies
AlfaMusic 2012
1-Three Little Words                                         (B. Kalmar – H. Ruby)
2-Top Hat White Tie And Tails                          (I. Berlin)
3-Some Like It Hot                                           (A. Deutsch)
4-I May Be Wrong                                            (H. Sullivan – H. Ruskin)
5-I'd Rather Be Blue Over You                         (B.Rose-F.Fisher)
6-Let's Make Love                                            (J. Van Heusen – S. Cahn)
7-Get Happy                                                     (H. Arlen – T. Koehler)
8-Nevertheless                                                 (B. Kalmar – H. Ruby)
9-My Heart Belongs To Daddy                         (C. Porter)
10-By Myself                                                     (A. Schwartz – H. Dietz)
11-Shaking The Blues Away                             (I. Berlin)
Francesca Biagi: Vocals
Attilio Marzoli: Tenor sax
Adriano Urso: Piano
Guido Giacomini: Double bass
Riccardo Colasante: Drums
Special Guest: Lino Patruno: Guitar